ROSA GENONI

Rosa Genoni una donna con due grandi passioni, moda e politica, che con lei convergono nell’emancipazione.
Nasce in provincia di Sondrio da padre calzolaio e madre sarta. In terza elementare viene mandata a imparare come tuttofare nei laboratori di sartoria. Dotata di spirito di iniziativa e amante della conoscenza, progredisce nell’ambito lavorativo fino a diventare “maestra” nelle aziende tessili. Contemporaneamente studia il francese la sera e, sempre in quel periodo, conosce e si avvicina alla politica. Nel 1985 inizia una collaborazione con un’importante azienda nell’ambito della quale arriverà a gestire 200 persone. Concepisce una moda nazionale come “pura arte italiana” generando ricchezza per il Paese tramite artigianato e industria. Anche negli anni in cui matura la sua formazione professionale, Rosa è costantemente impegnata nel riconoscimento dei diritti delle lavoratrici. All’apice del successo, mentre anche la stampa internazionale parla di lei, si impegna a far nascere in Lombardia il primo comitato per la moda italiana e, contemporaneamente a questo, non smette di farsi portavoce di un messaggio di emancipazione.
Nel clima di crescente militarizzazione che segna l’avvicinarsi della Grande Guerra, Rosa si schiera fermamente a favore del pacifismo, in opposizione alle tesi interventiste di altre donne, come per esempio di Teresa Labriola (scrittrice, giurista e femminista italiana). Nel 1914 fonda il Comitato “Pro Umanità”, per la raccolta e l’invio di aiuti ai prigionieri di guerra. Il 28 aprile 1915 è l’unica rappresentante italiana al Congresso delle Donne a L’Aja, promosso dalla nascente Wilpf – Women’s International League for Peace and Freedom, dove il tema del suffragio si sposa alla causa della pace mondiale. Rosa siede al tavolo delle relatrici con i grandi nomi dell’attivismo internazionale del periodo, dall’olandese Aletta Jacobs all’ungherese Rosika Schwimmer, alle americane Jane Addams e Emily Greene Balch (entrambe future premi Nobel per la pace), e al termine dei lavori fa parte del ristretto novero di delegate che viaggiano per l’Europa per incontrare le più alte autorità e promuovere la cessazione della guerra.
Più volte sottoposta ai controlli di polizia e diffidata per la sua attività di propaganda, Rosa è attiva fino agli anni Venti nella sezione italiana della WILPF, nella quale coopera con il gruppo romano di Elisa Lollini Agnini e Anita Dobelli Zampetti (tutte e tre collaborano con i giornali socialisti “La difesa delle lavoratrici” e “Uguaglianza”). Ed è Rosa a coinvolgere la scrittrice e giornalista Virginia Piatti-Tango in arte “Agar” nelle attività delle wilpfers italiane.
Nel 1925 esce la sua “Storia della Moda attraverso i secoli a mezzo dell’immagine”; in precedenza Rosa aveva già dato alle stampe i volumi “Per una moda italiana: modelli saggi schizzi di abbigliamento femminile: 1906-1909” e “Storia del costume femminile”: brevi cenni illustrativi della serie di diapositive, a testimonianza del suo intento didattico e di divulgazione della materia attraverso manuali e repertori ad hoc.
Con l’ascesa del fascismo lascia l’incarico di docenza presso l’Umanitaria, dopo essere stata insignita di Medaglia d’oro per i suoi 25 anni di insegnamento, e si ritira con la famiglia a Nervi. Né lei né il marito Alfredo prenderanno mai la tessera del Partito Fascista.
Rimasta vedova, si trasferisce a Varese dove muore nel 1954.

[scritto da: Patrizia Kopsch]
2022-12-19T12:41:11+00:0019.12.2022|Biografie|

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